PONZANOTIZIE

17 Gennaio 2009

Rai, Villari a Schifani e Fini: non mi dimetto

Roma, 17 gen. (Adnkronos) – Riccardo Villari non intende lasciare la presidenza della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, ma ritiene necessario cercare una soluzione politica all’interno della commissione stessa per superare l’attuale situazione d’impasse. Sarebbe questa, in sintesi, la posizione espressa dallo stesso Villari in una lettera inviata ai presidenti del Senato Renato Schifani e della Camera Gianfranco Fini.

“Ho doverosamente e rispettosamente risposto alla nota dei presidenti di Camera e Senato”, aveva detto all’ADNKRONOS il senatore senza precisare il contenuto della lettera e la sua scelta circa le dimissioni richieste dai presidenti di Camera e Senato.

“Cosa penso della risposta di Villari? Tutto il male possibile”, ha detto il capogruppo del Pd in commissione Fabrizio Morri. “E’ un gesto di arroganza che non si era mai visto prima – aggiunge – Villari crede di aver ottenuto la nomina dal Padreterno e non dalla politica”.

Per il capogruppo dell’Idv a Montecitorio Massimo Donadi, “Villari non rappresenta più una questione politica ma si è trasformato in un caso umano”.

“I presidenti delle Camere non possono essere umiliati e costretti ad abbaiare alla luna, perché umiliando loro si umiliano le Istituzioni”, afferma Pier Ferdinando Casini. “L’Unione di centro – annuncia – presenterà lunedì una proposta di legge di modifica della commissione parlamentare di vigilanza Rai che una volta approvata permetterà di superare l’attuale fase d’impasse”.

14 Marzo 2008

Il “Veltrusconi” di Ponza

800px-ponza_porto_panorama.jpg

Di Paolo Iannuccelli
Ponza: Strana alleanza a Ponza tra Forza Italia e Partito democratico, unico caso in Italia in un momento di particolare fibrillazione politica e di grande antagonismo. Lo slogan è stato applicato sull’isola, da sempre un laboratorio politico in provincia di Latina. Quattro candidati a sindaco nell’isola di Ponza dopo cinque anni di amministrazione Porzio.
Il sindaco uscente Rosario Porzio ripropone la sua elezione, a contrastarlo tre liste civiche capeggiate da Nino Feola, vice sindaco uscente, Antonio Feola, vicino all’Udc formiana, Ennia Mazzella.Una competizione molto attesa sull’isola poziana, con la presenza di molti nuovi candidati nelle liste. Dalla squadra del sindaco uscente escono Maurizio Musella, assessore al turismo, che non si ricandida, Nino Feola, Carlo Marcone, Sandro Bonifacio, Renato Grassucci entra Assunta Scarpati, esponente di punta del Pd, con Mario Aversano, Lucia Vitello, Benedetto Sandolo.

Confermati Daniele Vitiello e Giuseppe Mazzella di Forza Italia, da sempre vicini al partito di Berlusconi, fin dalla sua costituzione. Potrebbe candidarsi con Porzio Gennaro Di Fazio, dei Socialisti Europei, medico molto noto.

Ennia Mazzella, insegnante di lingua inglese, espressione di una famiglia storica, è la novità della politica ponzese, con lei molti giovani emergenti come Cesare De Luca, Gennaro Greca, Franco Ambrosino. Saranno impegnati in un “porta a porta” per convincere i 2600 votanti.

PREZZI; GARANTE: DA OGGI PANE MENO CARO PER UN MESE

Archiviato in: Cronaca, Cultura, Economía, Italia, materie prime — ponzanotizie @ 14:41

Impegno dei panificatori a riduzioni diurne e promozioni serali

(Apcom) - Da oggi fino al 15 aprile il pane comune costerà meno caro. E’ l’impegno che hanno preso le associazioni dei panificatori nell’incontro con il Garante sui prezzi, Antonio Lirosi. Le associazioni inviteranno i propri associati a contenere i prezzi del pane comune e a introdurre promozioni generali nelle ultime ore della giornata, nelle quali si accumula l’invenduto. Si tratta di “una iniziativa ad adesione volontaria dei singoli panifici”, ha spiegato Lirosi, aggiungendo che le associazioni hanno ritenuto di aderire in vista della Pasqua anche a causa dei continui cali dei consumi. Nel corso dell’incontro, ha aggiunto Lirosi, “abbiamo condiviso l’analisi sui processi di formazione dei prezzi”. I rincari, ha spiegato, hanno origini “lontane e internazionali”, tra cui l’aumento dell’80 per cento del prezzo del grano e del 30-40 per cento di quello della farina in un anno. La “assunzione di responsabilità” dei panificatori, ha proseguito Lirosi, rappresenta un “risultato positivo”. “Non possiamo – ha precisato il garante – fare accordi o stabilire prezzi fissi politici ma invitiamo i singoli già da domani ad aderire magari cancellando con un pennarello rosso il prezzo del pane messo in promozione per indicare il prezzo nuovo rendendo evidente lo sconto”. Per valutare i risultati dell’iniziativa, ha concluso Lirosi, è previsto un nuovo incontro intorno al 20 aprile. Per problemi di distribuzione vanno buttati migliaia di quintali di pane” ogni giorno, ha spiegato Claudio Conti, vicepresidente nazionale dell’Assipan-Confcommercio, poiché a fine giornata l’esercizio restituisce l’invenduto ai panificatori, che si fanno carico, ha aggiunto, anche dello smaltimento. Le promozioni nelle fasce orarie serali, ha sottolineato, rappresentano quindi un strumento per ridurre gli sprechi e aumentare gli incassi. Abbiamo accolto l’invito di Lirosi a dare un segnale”, gli fa eco Edvino Jerian, presidente di Federpanificatori, aggiungendo che “c’è stata una sensibilità importante da parte del ministero” per valutare “interventi sui costi dell’energia elettrica”. All’invito di Lirosi hanno aderito anche Confartigianato Panificatori, Cna Alimentare e Confesercenti Assopanificatori.

12 Marzo 2008

Dietro il caro-vita c’è l’impennata dei prezzi delle materie prime

Archiviato in: Cultura, Economía, Italia, elezioni, energia, materie prime — ponzanotizie @ 12:55

di Salvatore Rebecchini

Nei giorni passati si è data molta enfasi all’aumento dei prezzi dei beni alimentari di largo consumo (pane, pasta), imputandoli ai comportamenti collusivi dei fornai o dei pastai italiani. Una tesi questa completamente priva di senso, come ben documentato da Rosamaria Bitetti su L’Occidentale.

Pochi hanno osservato invece che l’aumento del prezzo dei beni finali è sostanzialmente causato dall’incremento dei prezzi delle materie prime alimentari. Questi sono stati spinti al rialzo dalla rapida crescita della domanda di materie prime agricole – cereali, barbabietole, soia – impiegati per la produzione di bio-carburanti, a sua volta stimolata da ingenti sussidi offerti ai produttori dai governi di Stati Uniti, dell’Unione Europea, del Brasile.
Dall’anno 2000 a oggi la domanda di materie prime agricole per usi industriali è aumentata del 25 per cento, mentre quella per usi alimentari o agricoli è salita del 4 – 7 per cento.

Secondo un recente rapporto del Fondo monetario internazionale, se gli Stati Uniti e la UE abolissero i sussidi governativi ai bio-carburanti (crediti fiscali, tariffe alle importazioni ecc.), il prezzo mondiale di grano, granturco e soia sarebbe inferiore ai valori attuali di almeno il 10 per cento (IMF, World Economic Outlook, October 2007).

Per altro a tenere alti i prezzi dei prodotti agricoli concorrono anche le costosissime politiche di sostegno all’agricoltura della UE (la PAC) e degli SU.

Innanzitutto, nei paesi industriali le tariffe all’importazione di prodotti agricoli, provenienti prevalentemente dai paesi in via di sviluppo dotati di ampi spazi di produzione, determinano un livello dei prezzi alla frontiera che risulta superiore del 20 per cento al livello prevalente sul mercato mondiale, secondo le stime dell’OCSE (OECD, Economic Outlook, December 2007). Inoltre, le politiche di sostegno del reddito dei produttori agricoli nei paesi industriali costituiscono la componente quantitativamente più importante del sussidio all’agricoltura.

Queste politiche, che si concretizzano in meccanismi di sostegno del prezzo domestico o di incentivi basati sulle quantità prodotte, hanno il grave effetto di annullare il valore segnaletico dei prezzi che si formano sul mercato libero. Ne consegue che nei paesi industriali i produttori sono disincentivati dall’adeguare le quantità offerte al variare della domanda e viene quindi impedito il benefico effetto calmieratore sui prezzi.

L’aspetto paradossale di tutta questa vicenda è quindi che i cittadini europei subiscono oltre al danno anche la beffa. Non solo pagano le tasse per sussidiare la produzione di bio carburanti (una tecnologia energetica sulla cui efficacia molti nutrono forti dubbi) o le politiche di sostegno ai produttori agricoli, ma vedono anche aumentare il costo dei cereali e delle altre materie prime che si riflette in aumenti del prezzo al dettaglio di pane, pasta, latte.

9 Marzo 2008

“Io sono leggenda” finiva così

Archiviato in: Cultura, cinema — ponzanotizie @ 12:01

Nella versione scartata spunta una relazione tra il capo dei vampiri e la donna-vampiro catturata da Will Smith

LOS ANGELES – Con un incasso planetario di 582 milioni di dollari, Io sono leggenda ha certamente centrato il suo obiettivo commerciale, visto che si tratta di un blockbuster atipico, altamente spettacolare, ma retto per metà della sua durata da Will Smith, in scena da solo con un cane («Eravamo preoccupati per gli esiti al box office, perché sembrava il seguito di Cast Away», ha avuto modo di commentare scherzosamente la star).

 Il dubbio che avrebbe potuto incassare ancora di più è iniziato a circolare però in questi giorni su Internet, dopo che è stato pubblicato su vari siti, alimentando le discussioni dei fan, il finale originale, poi sostituito (per volere dei produttori?) da uno più spettacolare, ma forse più banale. La storia del cinema d’altra parte è piena di cambi di rotta dell’ultimo minuto, per volere del marketing e spesso contro i registi.L’esempio più menzionato è quello di Blade Runner, con l’aggiunta di scene a volo d’uccello “scartate” da Shining di Kubrick e un monologo finale che, aggiunto alla voce narrante di tutto il film, stravolgeva l’idea di Ridley Scott (e cioè che anche il cacciatore di replicanti Deckard è a sua volta un replicante), cui ha reso omaggio il successivo Director’s Cut.

Nel finale alternativo di Io sono leggenda, che probabilmente potrà essere ammirato in tutto il suo splendore nel Dvd di imminente uscita negli Usa, viene recuperato lo spirito originale del romanzo di Richard Matheson da cui è tratto il film: il punto di vista del lettore/spettatore viene ribaltato negli ultimi minuti quando si capisce chiaramente che è lo scienziato Robert Neville (l’ultimo uomo rimasto sulla Terra dopo la diffusione di un’epidemia che ha trasformato tutti i suoi simili in vampiri) il diverso, l’estraneo, l’essere a suo modo leggendario.

E nel nuovo epilogo viene spiegata ancor meglio la relazione solo accennata nella versione vista su grande schermo, tra il capo dei vampiri e la donna-vampiro rapita da Neville nel tentativo di trovare una cura al virus. Tanto da suscitare un moto di disapprovazione dei fan che avrebbero preferito vedere al cinema la sequenza scartata e ora celebrata sul web.

http://www.firstshowing.net/2008/03/05/must-watch-i-am-legends-original-ending-this-is-amazing/

Franco Gondrano
08 marzo 2008

Risparmiare con il “Silviodanaio”

silviodanaio.jpg Per mettere via gli spiccioli, arriva il Silviodanaio: è uno dei gadget presentati alla convention con cui il Pdl ha aperto, al Palalido di Milano, la sua campagna elettorale. La creazione della mente geniale di uno dei sostenitori dell’ex premier. Un tradizionale salvadanaio, come quelli in terracotta di una volta, ma riveduto e corretto a ispirazione delle fattezze di Berlusconi. Al poso della fessura in cui si infilano le monetine, una bocca con grande sorriso, come quella del Cavaliere. Il significato? “Per chi ha sempre fiducia nel Presidente ed è pronto ad affidargli i risparmi”, dicono i sostenitori.

http://silviodanaio.it

8 Marzo 2008

Spagna:quando il terrorismo partecipa alle elezioni

Archiviato in: Cultura, Politica, elezioni — ponzanotizie @ 20:25

elazioni1.jpg di Giancarlo Loquenzi
 Come quattro anni fa, a due giorni dal voto il terrorismo torna a insanguinare la vigilia delle elezioni spagnole. L’11 marzo del 2004 le bombe piazzate in sequenza nel circuito ferroviario madrileno uccisero 191 persone. Allora la mano fu quella dell’estremismo islamista, oggi è l’Eta che torna a colpire con l’omicidio di un esponente socialista, Isaias Carrasco, consigliere comunale a Mondragon, nel Paese Basco.Nel 2004 l’attentato alla stazione di Atocha piombò su una campagna elettorale dove i sondaggi davano l’allora primo ministro Josè Maria Aznar, ampiamente destinato alla riconferma. Fu lo shock provato da quella strage e il modo il cui il Psoe seppe strumentalizzare lo smarrimento e la confusione del governo (che nelle ore subito successive evocò la responsabilità dell’Eta) a riorientare drasticamente l’elettorato verso il partito di Josè Louis Zapatero. In ballo c’era la partecipazione della Spagna alla guerra in Iraq e gran parte della campagna elettorale socialista si giocò sull’impegno per il ritiro delle truppe. Ma quella promessa, per quanto appetibile per la gran parte degli spagnoli, non sarebbe forse bastata a cancellare i successi economici del rinascimento aznariano. Furono molto probabilmente le bombe dell’11 marzo, con i loro i 191 morti e 1800 feriti a mutare la sentenza delle urne.

Dopo pochi mesi dal suo insediamento al governo, come promesso in campagna elettorale, Zapaterò ritirò tutti i 1300 soldati spagnoli presenti in Iraq.

Oggi questo schema potrebbe riprodursi. L’attentato dell’Eta contro il socialista Carrasco irrompe infatti in una campagna elettorale in cui la questione del terrorismo basco è stata al centro delle più infuocate polemiche tra Zapatero e il suo sfidante Mariano Rajoy, quasi quanto la guerra irachena lo fu nel 2004.

La tensione tra Psoe e Ppe sull’atteggiamento da tenere nei confronti dell’Eta ha raggiunto il suo culmine nel giugno del 2006, quando Zapatero annunciò la sua intenzione di aprire un negoziato di pace con i separatisti baschi e non si è mai attenuata. Rajoy disse subito che non ci si poteva sedere al tavolo delle trattative con chi imbraccia il fucile: “in questo modo il terrorismo diventerà uno strumento utile in questo paese per sempre”. Ma Zapatero aveva fatto un investimento di immagine anche internazionale sulla pacificazione con l’Eta di dimensioni storiche e non voleva perdere l’occasione di porre la sua firma sulla fine di una vicenda di sangue e violenza che oscurava l’immagine radiosa della sua nuova Spagna.

Rajoy e il Ppe segnarono un punto quando nel dicembre dello stesso anno, dopo appena sei mesi dal cessate-il-fuoco dichiarato dall’Eta in onore del negoziato, un attentato all’aeroporto Barajas di Madrid uccise due immigrati ecuadoriani e fece numerosi feriti.

Zapaterò si affrettò allora a dichiarare chiuso il dialogo con l’Eta, ma risultò molto presto evidente che canali non ufficiali sono rimasti aperti anche in seguito all’attentato. E’ stata una delle accuse più affilate che Rajoy ha scagliato contro Zapatero in questa campagna elettorale: aver mentito agli spagnoli sui suoi contatti con l’Eta.

L’attentato contro Carrasco si inserisce in questo clima di accuse e recriminazioni sul tema più divisivo della politica spagnola degli ultimi due anni. L’effetto potrebbe non essere così decisivo come quello del 2004, ma certo la posizione di assoluta fermezza del Ppe nei confronti dell’Eta si troverà premiata nelle urne. Un risultato che a quanto si capisce potrebbe non dispiacere alla parte più intransigente del movimento armato.

Certo se l’effetto fosse quello di un completo rivolgimento dei sondaggi in favore di Rajoy ci troveremmo di fronte ad una sorta di terribile nemesi in cui Zapatero si troverebbe a perdere la guida del paese per lo stesso effetto grazie al quale l’aveva conquistata. Si confermerebbe cioè per due volte consecutive il peso del terrorismo – islamico, nazionalista, o politico non fa in questo caso differenza – nel determinare l’esito di libere consultazioni democratiche.

Se l’efficacia del terrorismo dovesse trovarsi confermata domenica nelle urne spagnole sarebbe un fatto che nessun paese occidentale dovrebbe ignorare. La forza dei precedenti potrebbe diventare sistemica costringendo ogni democrazia a fare i conti con un fattore terribile e senza controllo capace di agire sui meccanismi del consenso. Si aprirebbe un’epoca nuova in cui le paure e le emozioni dei cittadini si tramutano in armi micidiali nelle mani di ogni genere di terrorismo lasciando ai governi e ai parlamenti il compito ingrato e micidiale di ridiscutere e rifondare il rapporto tra sicurezza e libertà.

5 Marzo 2008

USA 2008: HILLARY RESTA IN CORSA

Archiviato in: Cultura, elezioni — ponzanotizie @ 13:40

usa.jpg Hillary Clinton, dopo 12 sconfitte consecutive, ha vinto le primarie in Texas, Ohio e Rhode Island. Barack Obama si e’ aggiudicato le primarie democratiche solo in Vermont, dove erano in palio 23 delegati.
Nel Rhode Island, con il 13% dei seggi scrutinati, l’ex first lady ha raccolto il 53% contro il 46% di Barack Obama, che poco prima si era assicurato la vittoria in Vermont. Hillary Clinton conquista anche l’Ohio. Si tratta della vittoria piu’ importante e elettoralmente pesante (161 delegati) per lei e della spinta di cui aveva bisogno per andare avanti nella corsa per la conquista della nomination democratica. In Texas, secondo le proiezioni della Cnn con lo spoglio del 75 per centro delle schede, l’ex First Lady ha ottenuto il 51 per cento delle preferenze contro il 48 per cento andato al senatore dell’Illinois. Solo una manciata di voti, meno di 100mila, separa i due candidati democratici. Nei caucus, il cui spoglio e’ solo al 5 per cento ed e’ molto piu’ lento, domina invece Barack Obama con il 56 per cento delle preferenze, contro il 43 per cento per la senatrice di New York.
La sequela di vittorie incassate da Hillary Clinton nel ‘big tuesday’ ferma la corsa di Barack Obama verso la nomination democratica, anche se il senatore dell’Illinois mantiene un consistente vantaggio in termini di delegati. Dopo la vittoria in Texas, Ohio e Rhode Island, l’ex First Lady puo’ contare su 1.357 delegati contro i 1.434 che, anche grazie alla vittoria in Vermont, si e’ aggiudicato Obama.
L’Ohio ha premiato l’attenzione di Hillary Clinton ai timori dello stato per la tenuta dell’economia. Secondo gli exit polls, la senatrice di New York si e’ imposta grazie al contributo degli elettori anziani e degli indecisi, ma soprattutto perche’ la maggioranza di quanti sono preoccupati per la propria situazione finanziaria ha trovato nelle sue parole la risposta ai timori sul futuro. Secondo i sondaggi realizzati dalla Cnn, l’ex First Lady ha fatto man bassa di voti tra gli elettori con piu’ di 65 anni: il 73 per cento contro il 24 per cento che ha scelto di votare per Barack Obama.
Tra i giovani, come era prervedibile, si e’ invece largamente imposto il senatore dell’Illinois, ma questa categoria ha inciso per meno della meta’ rispetto al peso che ha invece avuto il voto degli anziani. L’80 per cento degli elettori ha detto di essere preoccupato per la solidita’ della propria situazione finanziaria e tra questi la maggioranza (con uno stacco del 5 per cento) ha scelto di votare per la Clinton. Il 70 per cento degli elettori dell’Ohio e’ convinto che l’ex First Lady abbia chiaro come risolvere i problemi dello stato. Importante e’ stato anche il peso degli indecisi: secondo gli exit polls tra quanti hanno scelto negli ultimi tre giorni per chi votare, la Clinton si e’ imposta con un margine ampio, pari al 20 per cento.
(AGI) – Washington, 5 mar. -

Blog su WordPress.com.