Teheran, 14 mar. (Apcom) - E’ “trionfale” il tasso di partecipazione alle elezioni iraniane di oggi. Lo ha affermato il vice ministro degli Interni di Teheran, che non ha voluto però fornire cifre. Il portavoce del governo, Gholam Hossein Elham, ha da parte sua previsto un’affluenza pari almeno al sessanta per cento. “La giornata è stata finora gloriosa e il popolo ha risposto positivamente all’appello della guida suprema”, l’ayatollah Ali Khamenei, a votare in massa, ha dichiarato il generale Afshar dopo mezzogiorno, ai microfoni della televisione di stato. Ha citato “osservatori” che hanno ammesso che “abbiamo un’elezione paragonabile alle precedenti, con una partecipazione più trionfale e uno svolgimento più sano”. Se questa tendenza si conferma, speriamo di avere la massima affluenza”, ha aggiunto. Quanti cittadini andranno alle urne è la grande incognita di una votazione dove è scontata la vittoria dei conservatori – che predominano il parlamento uscente – viste le squalifiche di un gran numero di candidati riformatori. Il portavoce del governo ha “previsto che il tasso di partecipazione sarà pari almeno al sessanta per cento”, in una dichiarazione alla stampa al ministero degli Interni. Una cifra simile a quella ipotizzata alcuni giorni fa dall’agenzia ufficiale Irna in base a un sondaggio. Ma a meno di un’ora dalla chiusura dalle urne (alle 18 locali, le 15.30 italiane), non è stato annunciato alcun dato ufficiale sulla partecipazione. Le operazioni di voto sono iniziate alle 8 locali (le 5.30 in Italia), ma la chiusura dei seggi potrebbe essere posticipata di un’ora come nel caso della consultazione precedente. Il tasso di partecipazione più basso alle elezioni è stato registrato in occasione delle precedenti, nel 2004, con il 51,2 per cento, e il più alto nel 1996, con il 71 per cento.
14 Marzo 2008
IRAN; ELEZIONI, AFFLUENZA “TRIONFALE” SECONDO VICE MIN.INTERNI
ELEZIONI;SCONTRO PDL-PD SU’PROGRAMMA MARTINO’ PER MISSIONI ESTERE
(Apcom) - E’ scontro sulla politica estera, dopo che l’ex ministro della Difesa nel governo Berlusconi, Antonio Martino, ha esposto il suo ‘programma di governo’ per quel che riguarda le missioni militari. Immediate le reazioni di Romano Prodi e Massimo D’Alema, che hanno condannato duramente le dichiarazioni di Martino con giudizi che vanno dall’”irresponsabile” al “ridicolo”. “Ridurre drasticamente o cancellare la nostra presenza in Libano, aumentare significativamente il numero dei nostri uomini in Afghanistan, e inviare istruttori militari in Iraq e in Kosovo. Se fossi ministro della Difesa è quello che farei”, dice Martino in un’intervista al ‘Quotidiano Nazionale’. Non solo: ‘Italia dovrebbe acconsentire ad utilizzare i soldati “anche in azioni di combattimento contro i talebani”, e quanto al ritorno in Iraq, Martino dice: “Smettiamola con questa idea dell’Italia con le mani legate dietro la schiena. La alleanze non sono a senso unico e per governare serve anche la spina dorsale”. Concetti che non sono una novità, nel Popolo della Libertà. Solo l’altro ieri, anche Gianfranco Fini aveva sostenuto che “in alcune aree abbiamo un numero di militari superiori alle nostre possibilità. Per esempio la nostra presenza in Libano è sovrastimata rispetto alle necessità”. E anche l’ex ministro degli Esteri spiegava che “prima di dire no ad un rafforzamento della nostra presenza in Afghanistan ci penserei bene”. Parole, quelle di Martino, che suscitano la dura replica del governo uscente. Per il premier Romano Prodi, quelle dell’ex ministro Antonio Martino sul ritiro dal Libano sono “affermazioni di gravità enorme”, anche per “le conseguenze sull’Iraq e sul Libano”. Ed è lo stesso Prodi a riferire di una prima conseguenza: il presidente del Parlamento libanese ha convocato l’ambasciatore italiano a Beirut per chiedere spiegazioni sulle parole di Martino. Per Prodi la proposta di tornare in Iraq e uscire dal Libano è “drammatico come messaggio politico”, poiché l’Italia è voluta uscire da una guerra ingiusta che “la maggioranza del popolo americano non vuole” ed è entrata in una missione di pace che “tutti ritengono indispensabile per la stabilità e l’equilibrio della zona”. Insomma, per Prodi “dopo affermazioni come questa, logica vorrebbe che non fosse più ministro”. Altrettanto duro il ministro degli Esteri Massimo D’Alema: “C’è un aspetto ridicolo sul fatto che Martino voglia tornare in Iraq quando anche gli Stati Uniti se ne vogliono andare. Sono affermazioni al di fuori dal tempo” ha spiegato D’Alema, definendo le affermazioni dell’esponente del Pdl “sconcertanti”. Se questo è il modo in cui la classe dirigente che vuole governare il Paese” intende trattare la politica estera “è estremamente preoccupante”, per il capo della diplomazia, che ha esortato a tenere fuori dalla campagna elettorale “questioni di questa delicatezza”. La discussione in atto per D’Alema è “confusa, violenta, strumentale e priva di qualunque serietà” e rischia “in qualche settimana di dilapidare il prestigio dell’Italia”. Per D’Alema, “se si vuole per odio politico smantellare” la posizione acquisita dall’Italia “si dimostra di essere delle persone irresponsabili e non in grado di governare”.
12 Marzo 2008
EMANUELE DI SAVOIA, MI CANDIDO
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“Mi candido come indipendente nella mia lista “Valori e futuro” per la circoscrizione Europa Camera. Lo so che e’ un rischio, ma, avendo vissuto molti anni all’estero, conosco i problemi degli italiani all’estero”. Lo afferma Emanuele Filiberto di Savoia alla trasmissione “Mattino cinque”. (AGI) – Roma, 12 mar.
11 Marzo 2008
ELEZIONI; FINANCIAL TIMES: “GRANDE COALIZIONE” FERMI DECLINO
Ma quotidiano finanziario non crede a sconfitta “conservatori”
(Apcom) - L’Italia ha bisogno di “una Grande coalizione”, unica possibilità per arrestare il “declino economico” e realizzare riforme istituzionali che assicurino “stabilità”. La tesi, del columnist Geoff Andrews, è presentata oggi dal Financial Times. “All’Italia – si legge sul quotidiano finanziario – serve un nuovo accordo che preveda riforme istituzionali e modernizzazione economica”. “Può ottenerlo – argomenta Andrews – solo attraverso una Grande coalizione che crei consenso non solo tra i differenti partiti ma anche con figure come Luca Cordero di Montezemolo, il leader della confederazione degli industriali divenuto nelle ultime settimane una voce influente sul declino della competitività e la stagnazione economica in Italia”. Secondo l’opinionista del Financial Times, tuttavia, è possibile che all’indomani del voto politico del 13 e 14 aprile il “nuovo spirito” di “unità nazionale” e di “rinnovamento” diffuso nella società italiana sia “frustrato” dagli “interessi privati della classe politica”. Al riguardo, Andrews sottolinea le difficoltà di un’intesa tra i principali protagonisti della vicenda italiana, il Partito democratico (Pd) di Walter Veltroni e il Partito del popolo della libertà (Pdl) di Silvio Berlusconi. Secondo il columnist, l’ex sindaco di Roma “sembra aver colto il momento per un rinnovamento nazionale”. Quanto a Berlusconi, però, avrebbe già dimostrato che i suoi interessi privati “non sono negoziabili”. A complicare il quadro – osserva Andrews – contribuisce l’Udc, il partito centrista di Pier Ferdinando Casini destinato ad aver un ruolo cruciale in “ogni” futura trattativa. “Possiamo aspettarci – è la sconsolata conclusione del columnist del Financial Times – che i vecchi interessi conservatori serrino le file: non trattenete il respiro”.
9 Marzo 2008
SPAGNA al voto, primi risultati in serata
La figlia del politico ucciso: votate in massa
Zapatero favorito di poco, grande incertezza per l’impatto dell’attentato e dell’astensione
MADRID – Dopo una vigilia elettorale di silenzio e lutto in Spagna, le urne si sono aperte alle ore nove. Oltre 35 milioni di elettori sono chiamati ad scegliere i 350 deputati del parlamento e a decidere se riconfermare al governo i socialisti di José Luis Rodriguez Zapatero o portare al potere il Partito Popolare di Mariano Rajoy.Il Paese va dunque al voto ancora sotto choc per l’uccisione dell’ex consigliere socialista basco attribuita all’Eta (che finora non ha rivendicato l’azione), rivivendo quasi l’incubo pre-elettorale di quattro anni fa. E se l’Eta ha invitato a boicottare il voto, la figlia della vittima ha rivolto un appello a tutti spagnoli.
LA FIGLIA DELL’UCCISO: VOTATE IN MASSA – «Chiedo a chi vuole esprimere solidarietà a mio padre e a noi per il nostro dolore di andare a votare in massa domani per dire agli assassini che non faremo un solo passo indietro» ha invocato Sandra Carrasco, la primogenita dell’ex consigliere socialista basco ucciso ieri dall’Eta. Parole pronunciate davanti alla folla di centinaia di persone che si è riunita davanti alla sede del Comune di Arrasate per ricordare il padre. È stato ucciso «per la sua difesa della libertà della democrazia e delle idee socialiste», ha affermato parlando del padre la giovane, che ha partecipato alla cerimonia in rappresentanza di tutta la famiglia. Prima un raduno pubblico di condanna a Mondragon, poi i funerali celebrati dal vescovo di San Sebastian Juan Maria Uriarte che ha denunciato la «violenza senza anima» dell’Eta, alla quale ha chiesto di «dissolversi». Le esequie, cui sono accorse migliaia di persone, si sono svolte alla presenza della vicepremier Maria Teresa Fernandez de la Vega e di esponenti di tutti i partiti. Un addio commosso all’ennesima vittima mortale dell’Eta, dove però è mancata quell’unità fronte di al terrorismo che tutte le forze politiche invocano per porre fine all’ultimo conflitto armato in Europa occidentale. Dalla chiesa, per volontà della famiglia, è stata esclusa la stampa, dopo che venerdì sera l’accorrere dei politici alla cappella ardente aveva provocato l’ennesimo scontro fra socialisti e Partito Popolare (Pp, centrodestra) che per quattro anni si è opposto duramente in parlamento e nelle piazze alla strategia negoziale di Zapatero
ZAPATERO FAVORITO – In molti si chiedono se l’attentato sposterà voti. E, soprattutto, a favore di chi: se di Zapatero, favorito negli ultimi sondaggi seppur con un margine limitato (di circa 4 punti), o del suo suo sfidante conservatore Mariano Rajoy. I sondaggi dunque dicono Zapatero, ma nelle ultime quattro elezioni si sono sbagliati, e sul voto spagnolo pesano ancora incertezze non da poco, come il livello di astensione e, appunto, l’impatto che potrà avere sul voto l’assassinio del politico locale socialista.
SCRUTINIO – Gli elettori sono chiamati a eleggere la Camera dei Deputati (350 seggi) e una parte del Senato (208 seggi su un totale di 264). La Camera dei Deputati è eletta sulla base di 52 circoscrizioni con sistema proporzionale corretto. I partiti presentano i loro candidati in liste bloccate. Il Senato, il cui ruolo è molto meno importante di quello del Congresso, è ugualmente eletto sulla base delle province (a eccezione dell’arcipelago delle Canarie dove gli abitanti votano per isola), ma lo scrutinio è maggioritario.
CALENDARIO – I primi risultati si conosceranno intorno alle 21, circa un’ora dopo la chiusura dei seggi e l’inizio degli scrutini. Nel corso della giornata, il governo farà conoscere i dati di affluenza alle 14:30 e alle 18:30. In questa tornata elettorale si realizzerà anche un esperimento-pilota del cosiddetto «collegio amministrato elettronicamente» -in tre collegi elettorali a Alcobendas (Madrid), Toledo e Valladolid- dove i dati -raccolti informaticamente- verranno trasmessi al momento dello scrutinio direttamente al centro di raccolta dati. Le Camere elette avranno tempo fino al prossimo 3 aprile per riunirsi la prima volta. Dopo i risultato, il re Juan Carlos avvierà le consultazioni dei rappresentanti dei principali partiti politici dopo la quale proporrà un candidato alla presidenza del governo. Il candidato chiederà la fiducia al Congresso dei Deputati: se gli sarà concessa a maggioranza assoluta, sarà nominato capo dell’esecutivo e formerà il nuovo governo.
08 marzo 2008
Al Qaeda “assume” esperti” Fonte corriere.it
Al Qaeda “assume” esperti
Al Qaeda assume. In un messaggio video Abu Al Yazid, un ideologo egiziano che ha assunto un ruolo preminente nel movimento di Bin Laden, ha lanciato un appello per l’arruolamento. Il leader ha sottolineato che Al Qaeda ha bisogno di volontari “esperti in computer” che possono aiutare l’organizzazione nel lavoro di propaganda. Nel corso degli anni la Jihad della parola ha assunto un peso fondamentale nella lotta e in certi casi ha superato l’attività militare vera e propria. Qui di seguito uno degli interventi di Al Yazid, considerato dagli americani uno dei principali ispiratori dei mujaheddin.
La bici-bomba
Terroristi e criminali sono sempre più tecnologici. Ma il presunto responsabile della mini-esplosione a Times Square ha sorpreso tutti. La polizia di New York ha ritrovato una bicicletta (vedi la foto) che potrebbe essere stata usata dall’uomo che ha lanciato un ordigno incendiario contro l’ufficio di reclutamento. Ora la scientifica è al lavoro per individuare eventuali impronte digitali. La bici è stata individuata su segnalazione di un cittadino tra la Madison Avenue e la Trentottesima strada.
Tradito dal blog
Kazumi Miura era sospettato di aver ucciso 28 anni fa la moglie a Los Angeles. Ma la polizia non era riuscita ad arrestarlo in quanto era tornato in Giappone. Processato e condannato ad un pena lieve, Miura è tornato in libertà iniziando una campagna per sostenere la sua totale innocenza diffondendo dvd e denunciano “la violenza di Los Angeles”. Diventato quasi una star, il presunto assassino ha creato un blog dove, un anno fa, ha annunciato un prossimo un viaggio a Guam, isola del Pacifico che è territorio americano. Un ufficiale in pensione della polizia di Los Angeles, che non ha mai smesso di tenerlo d’occhio, ha avvertito l’Immigrazione. E Miura è stato arrestato a Guam poco prima che riuscisse a fuggire.
La lista nera
Gli apparati di sicurezza americani continuano a schedare sospetti e potenziali terroristi. La lista nera, secondo nuove stime, contiene 860 mila nominativi. Un numero che va aldilà di qualsiasi valutazione reale del fenomeno terroristico.
La taglia-alberi
La mitragliatrice Dillon è in grado di tagliare un tronco con una pioggia di proiettili: per l’esattezza sono sufficienti 45 secondi. Un test eseguito in un programma di Discovery Channel.
http://www.liveleak.com/view?i=f6e_1203989047
Il telefono di Bush
Ogni volta che il presidente George Bush si muove viene seguito da uno speciale veicolo per le comunicazioni. Quando il capo della Casa Bianca compie un viaggio all’estero il gippone, pieno di antenne, è trasferito con un aereo militare.
La mini-pistola
E’ il revolver più piccolo del mondo e può uccidere. Pesa appena 19.8 grammi ed è in grado di sparare un proiettile da 2.34 millimetri. Lo produce una società svizzera, la SwissMiniGun (http://www.swissminigun.com), che ne ha venduti circa 300 pezzi a collezionisti sparsi per il mondo. Un gingillo costoso: 3 mila sterline. Per averlo c’è una lista d’attesa di almeno sei mesi in quanto la produzione è molto sofisticata. La società ne può realizzare nell’arco di un anno 100 pezzi in versione normale e 25 esemplari d’oro (18 carati).
