14 Marzo 2008
RIFIUTI; DE GENNARO: PRESTO DALLA CAMPANIA ANDRANNO IN GERMANIA
Picco raccolta 10 marzo con oltre 11mila tonnellate di spazzatura
(Apcom) - Presto la spazzatura della Campania ritornerà ad essere smaltita in Germania. Con dei convogli speciali sarà, infatti, destinata all’estero. Lo ha annunciato il commissario per l’Emergenza rifiuti in Campania, Gianni De Gennaro, che ha anche ricordato, in una nota, che mediamente ogni giorno si smaltiscono ottomila tonnellate di rifiuti. Il picco massimo si è raggiunto lo scorso 10 marzo con oltre 11mila tonnellate di immondizia raccolta. Il commissario straordinario per l’emergenza rifiuti conferma che il trend dello smaltimento dei rifiuti è in costante ascesa grazie all’entrata in funzione di nuovi siti di stoccaggio provvisori. Le notizie dalla Germania dovrebbero arrivare, con molta probabilità, già nel corso della giornata di domani. Un tassello fondamentale che consentirà di “incrementare l’attività di raccolta delle giacenze nelle strade, che, in tutta la regione, secondo le stime attuali, non dovrebbe superare le 50mila tonnellate”. De Gennaro, inoltre, rende noto che è quasi ultimato il censimento dei Comuni che hanno provveduto a inviare i piani di raccolta differenziata. Per quelli Enti che non hanno provveduto a mettersi in regola si procederà alla diffida propedeutica al loro possibile commissariamento. “Dai primi rilevamenti effettuati i dati sono assolutamente confortanti anche in considerazione del fatto che tutte le città più importanti e popolose hanno rispettato i termini – conclude De Gennaro – e mancano ancora all’appello soltanto un numero non rilevante di comunità minori”. Psc
PREZZI; GARANTE: DA OGGI PANE MENO CARO PER UN MESE
Impegno dei panificatori a riduzioni diurne e promozioni serali
(Apcom) - Da oggi fino al 15 aprile il pane comune costerà meno caro. E’ l’impegno che hanno preso le associazioni dei panificatori nell’incontro con il Garante sui prezzi, Antonio Lirosi. Le associazioni inviteranno i propri associati a contenere i prezzi del pane comune e a introdurre promozioni generali nelle ultime ore della giornata, nelle quali si accumula l’invenduto. Si tratta di “una iniziativa ad adesione volontaria dei singoli panifici”, ha spiegato Lirosi, aggiungendo che le associazioni hanno ritenuto di aderire in vista della Pasqua anche a causa dei continui cali dei consumi. Nel corso dell’incontro, ha aggiunto Lirosi, “abbiamo condiviso l’analisi sui processi di formazione dei prezzi”. I rincari, ha spiegato, hanno origini “lontane e internazionali”, tra cui l’aumento dell’80 per cento del prezzo del grano e del 30-40 per cento di quello della farina in un anno. La “assunzione di responsabilità” dei panificatori, ha proseguito Lirosi, rappresenta un “risultato positivo”. “Non possiamo – ha precisato il garante – fare accordi o stabilire prezzi fissi politici ma invitiamo i singoli già da domani ad aderire magari cancellando con un pennarello rosso il prezzo del pane messo in promozione per indicare il prezzo nuovo rendendo evidente lo sconto”. Per valutare i risultati dell’iniziativa, ha concluso Lirosi, è previsto un nuovo incontro intorno al 20 aprile. Per problemi di distribuzione vanno buttati migliaia di quintali di pane” ogni giorno, ha spiegato Claudio Conti, vicepresidente nazionale dell’Assipan-Confcommercio, poiché a fine giornata l’esercizio restituisce l’invenduto ai panificatori, che si fanno carico, ha aggiunto, anche dello smaltimento. Le promozioni nelle fasce orarie serali, ha sottolineato, rappresentano quindi un strumento per ridurre gli sprechi e aumentare gli incassi. Abbiamo accolto l’invito di Lirosi a dare un segnale”, gli fa eco Edvino Jerian, presidente di Federpanificatori, aggiungendo che “c’è stata una sensibilità importante da parte del ministero” per valutare “interventi sui costi dell’energia elettrica”. All’invito di Lirosi hanno aderito anche Confartigianato Panificatori, Cna Alimentare e Confesercenti Assopanificatori.
12 Marzo 2008
EMANUELE DI SAVOIA, MI CANDIDO
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“Mi candido come indipendente nella mia lista “Valori e futuro” per la circoscrizione Europa Camera. Lo so che e’ un rischio, ma, avendo vissuto molti anni all’estero, conosco i problemi degli italiani all’estero”. Lo afferma Emanuele Filiberto di Savoia alla trasmissione “Mattino cinque”. (AGI) – Roma, 12 mar.
A Napoli il turismo crolla sotto il peso dei rifiuti
di Paolo Caretenuto
In quindici anni di emergenza rifiuti, il settore ricettivo napoletano (alberghi e ristoranti) non era mai stato in condizioni tanto drammatiche.
La chiusura dell’Hotel Continental (in realtà si tratta di una chiusura parziale visto che resterà aperto l’Hotel Royal col quale forma un’unica grande struttura, per quanto formalmente scissa) e dei ristoranti all’interno di altri due grandi alberghi del lungomare, il Vesuvio e l’Excelsior, sono solo la punta di un iceberg che si è abbattuto sull’intero sistema turistico napoletano.
La chiusura di queste strutture rappresenta la fotografia dello stato comatoso in cui versa una delle grandi risorse del territorio, peraltro mai valorizzata fino in fondo. Sebbene la crisi economica italiana abbia una sua incidenza sulla riduzione dei flussi, non occorrono indagini sociologiche e analisi scientifiche per trovare le ragioni del tracollo campano.
La ribalta internazionale conquistata dall’emergenza rifiuti, con prime pagine ed inchieste realizzate dai principali organi di informazione, ha minato seriamente l’immagine dell’intero paese, figuriamoci per quella della Campania, il cui colpo più duro è venuto dall’interno, visto che circa il 60% dei flussi turistici che arrivano nella regione riguardano turisti italiani. Del resto chi si sognerebbe di trascorrere le proprie vacanze in un territorio sommerso da cumuli di rifiuti, dove le condizioni igienico-sanitarie sono appese a equilibri sottilissimi e dove la popolazione è in continua in rivolta? Ci vorranno anni per porre rimedio a un simile danno, che presumibilmente rischia di veder ampliare le sue proporzioni dinanzi all’ormai imminente inizio della primavera.
Già durante il Maggio dei Monumenti del 2007, in una indagine coordinata dall’ordinario di Statistica della facoltà di Economia della Federico II, Roberta Siciliano, i turisti intervistati associavano al capoluogo campano, come elemento di negatività, gli effetti dell’emergenza rifiuti ancor prima di altre componenti. I rifiuti terrorizzano i turisti più della criminalità.
Per quanto sia apprezzabile il dibattito attualmente in corso sull’individuazione di una serie di soluzioni e proposte volte a invertire la tendenza che vede una riduzione di presenze, stimata per Pasqua, intorno al 50% (nel 1973 la riduzione fu del 35%, ndr), se non si arriverà a una soluzione radicale del problema, non ci saranno bonus-studenti, prezzi dimezzati o eventi che tengano. In molti quasi sottovalutano l’aspetto che dovrebbe essere più ovvio. Le campagne promozionali avranno un senso se si sarà in grado di presentare un territorio effettivamente ripulito.
La crisi dei Cdr dei giorni scorsi ha portato i rifiuti a invadere nuovamente le strade del centro, in chiara contraddizione con il messaggio che amministratori ed operatori vorrebbero far passare, ovvero di una emergenza che non riguarda i percorsi turistici se non quelli individuati nell’area flegrea. A Chiaia un albergatore ha avuto la brillante intuizione di accendere una webcam sull’isola pedonale per mostrare a tutti la pulizia della strada. Peccato che a pochi metri di distanza, qualche giorno fa, la via dello struscio – via Toledo – mostrava cassonetti traboccanti di sacchetti per la mancata raccolta della spazzatura (stessa situazione vissuta senza differenze nel quartiere collinare del Vomero, a Fuorigrotta e nel resto della città).
Il dramma non è in un ristorante di un grande albergo che chiude, ma in decine di bed&breakfast che hanno deciso di non riaprire per il maggio dei monumenti, in tanti piccoli e medi alberghi in crisi e senza i mezzi necessari per resistere. Attendere un recupero di immagine significa aggiungere un altro sogno al libro delle cose irrealizzate. Dopo grandi lite interne alla giunta comunale, il Comune di Napoli ha approvato in extremis il piano per la differenziata solo grazie all’aiuto dell’opposizione, evitando così il commissariamento.
Il neo-assessore all’ambiente della Regione Campania, Walter Ganapini, prosegue a rilasciare interviste nelle quali si dice convinto dell’inutilità dei termovalorizzatori, mentre Bassolino, che lo ha scelto, ha confermato che la Campania ne avrà almeno tre. E mentre Veltroni fa appello al senso di responsabilità di Bassolino, auspicandone le dimissioni, lo stesso governatore si affretta a confermare ancora una volta la sua intenzione di non lasciare la carica. Nel frattempo il presidente del consiglio uscente, Romano Prodi, ha pensato bene di porre il sigillo al suo infausto biennio, con la riabilitazione delle ecoballe disseminate per la regione, autorizzandone la termodistruzione nell’impianto in via di costruzione di Acerra. Le ecoballe, dichiarate da esperti e magistratura inutilizzabili perché non realizzate a norma, altamente inquinanti e pericolose per la salute dei cittadini, in un colpo solo sono state trasformate in materiale da combustione.
In questo quadro si inserisce il visionario assessore al Turismo Claudio Velardi, di nomina recente dopo la rinuncia del prof. De Masi, che in un incontro con gli operatori turistici alla Stazione Marittima, ha sostenuto la presenza massiccia di turisti in città confermata da alcune strutture ricettive piene, scatenando l’ira di una categoria sull’orlo del collasso. Un modo, insomma, per minare ulteriormente quel rapporto di fiducia tra amministratori ed operatori cui non si può prescindere in una fase come questa. Per Velardi la soluzione è nel contrasto dei messaggi devastanti che arrivano dalla stampa, parlando di una realtà che non esiste. O meglio, di una realtà tragica che dovrebbe essere venduta come meno tragica di quanto viene rappresentata, parlando magari di una città non già in condizioni pietose, ma mediamente sporca. (http://www.claudiovelardi.it/ )
È in questo quadro farsesco che dovrebbe emergere una politica tesa a rilanciare una economia in ginocchio, attivando strumenti e soluzioni in grado di far fronte a un danno stimato di circa 70 milioni di euro per l’anno in corso, con ripercussioni nel tempo che al momento non è possibile quantificare. La crisi, come spesso accade in situazioni del genere, ha acuito delle lacune che contraddistinguono l’offerta locale.
Nel volume «La risorsa turismo», quinto numero dei Quaderni del Centro Studi dell’Unione industriali di Napoli, presentato di recente a Palazzo Partanna, sono stati evidenziati i punti di debolezza del sistema turistico napoletano: mancanza di una legge regionale sul turismo e di un piano strategico cittadino, scarsa sicurezza, limitata percezione del valore del patrimonio storico-culturale e assenza di grandi eventi di richiamo internazionale. Ipotizzare la definizione di un piano strategico e di progetti di medio-lungo termine in grado di trasformare i punti di debolezza in punti di forza di un programma volto a mutare radicalmente la gestione del turismo locale, è puramente illusorio dinanzi a una così forte frammentazione e confusione istituzionale.
Parlare di rilancio dell’immagine della città quando l’emergenza è ancor lontana dall’essere risolta, se non nelle dichiarazioni ottimistiche di supercommissari e amministratori, è un esercizio che non fa altro che aggiungere moti di rabbia nella cittadinanza costretta ogni giorno a districarsi tra cumuli di rifiuti e degrado incontrollato.
Dietro il caro-vita c’è l’impennata dei prezzi delle materie prime
di Salvatore Rebecchini
Nei giorni passati si è data molta enfasi all’aumento dei prezzi dei beni alimentari di largo consumo (pane, pasta), imputandoli ai comportamenti collusivi dei fornai o dei pastai italiani. Una tesi questa completamente priva di senso, come ben documentato da Rosamaria Bitetti su L’Occidentale.
Pochi hanno osservato invece che l’aumento del prezzo dei beni finali è sostanzialmente causato dall’incremento dei prezzi delle materie prime alimentari. Questi sono stati spinti al rialzo dalla rapida crescita della domanda di materie prime agricole – cereali, barbabietole, soia – impiegati per la produzione di bio-carburanti, a sua volta stimolata da ingenti sussidi offerti ai produttori dai governi di Stati Uniti, dell’Unione Europea, del Brasile.
Dall’anno 2000 a oggi la domanda di materie prime agricole per usi industriali è aumentata del 25 per cento, mentre quella per usi alimentari o agricoli è salita del 4 – 7 per cento.
Secondo un recente rapporto del Fondo monetario internazionale, se gli Stati Uniti e la UE abolissero i sussidi governativi ai bio-carburanti (crediti fiscali, tariffe alle importazioni ecc.), il prezzo mondiale di grano, granturco e soia sarebbe inferiore ai valori attuali di almeno il 10 per cento (IMF, World Economic Outlook, October 2007).
Per altro a tenere alti i prezzi dei prodotti agricoli concorrono anche le costosissime politiche di sostegno all’agricoltura della UE (la PAC) e degli SU.
Innanzitutto, nei paesi industriali le tariffe all’importazione di prodotti agricoli, provenienti prevalentemente dai paesi in via di sviluppo dotati di ampi spazi di produzione, determinano un livello dei prezzi alla frontiera che risulta superiore del 20 per cento al livello prevalente sul mercato mondiale, secondo le stime dell’OCSE (OECD, Economic Outlook, December 2007). Inoltre, le politiche di sostegno del reddito dei produttori agricoli nei paesi industriali costituiscono la componente quantitativamente più importante del sussidio all’agricoltura.
Queste politiche, che si concretizzano in meccanismi di sostegno del prezzo domestico o di incentivi basati sulle quantità prodotte, hanno il grave effetto di annullare il valore segnaletico dei prezzi che si formano sul mercato libero. Ne consegue che nei paesi industriali i produttori sono disincentivati dall’adeguare le quantità offerte al variare della domanda e viene quindi impedito il benefico effetto calmieratore sui prezzi.
L’aspetto paradossale di tutta questa vicenda è quindi che i cittadini europei subiscono oltre al danno anche la beffa. Non solo pagano le tasse per sussidiare la produzione di bio carburanti (una tecnologia energetica sulla cui efficacia molti nutrono forti dubbi) o le politiche di sostegno ai produttori agricoli, ma vedono anche aumentare il costo dei cereali e delle altre materie prime che si riflette in aumenti del prezzo al dettaglio di pane, pasta, latte.
