PONZANOTIZIE

14 Marzo 2008

PREZZI; GARANTE: DA OGGI PANE MENO CARO PER UN MESE

Archiviato in: Cronaca, Cultura, Economía, Italia, materie prime — ponzanotizie @ 14:41

Impegno dei panificatori a riduzioni diurne e promozioni serali

(Apcom) - Da oggi fino al 15 aprile il pane comune costerà meno caro. E’ l’impegno che hanno preso le associazioni dei panificatori nell’incontro con il Garante sui prezzi, Antonio Lirosi. Le associazioni inviteranno i propri associati a contenere i prezzi del pane comune e a introdurre promozioni generali nelle ultime ore della giornata, nelle quali si accumula l’invenduto. Si tratta di “una iniziativa ad adesione volontaria dei singoli panifici”, ha spiegato Lirosi, aggiungendo che le associazioni hanno ritenuto di aderire in vista della Pasqua anche a causa dei continui cali dei consumi. Nel corso dell’incontro, ha aggiunto Lirosi, “abbiamo condiviso l’analisi sui processi di formazione dei prezzi”. I rincari, ha spiegato, hanno origini “lontane e internazionali”, tra cui l’aumento dell’80 per cento del prezzo del grano e del 30-40 per cento di quello della farina in un anno. La “assunzione di responsabilità” dei panificatori, ha proseguito Lirosi, rappresenta un “risultato positivo”. “Non possiamo – ha precisato il garante – fare accordi o stabilire prezzi fissi politici ma invitiamo i singoli già da domani ad aderire magari cancellando con un pennarello rosso il prezzo del pane messo in promozione per indicare il prezzo nuovo rendendo evidente lo sconto”. Per valutare i risultati dell’iniziativa, ha concluso Lirosi, è previsto un nuovo incontro intorno al 20 aprile. Per problemi di distribuzione vanno buttati migliaia di quintali di pane” ogni giorno, ha spiegato Claudio Conti, vicepresidente nazionale dell’Assipan-Confcommercio, poiché a fine giornata l’esercizio restituisce l’invenduto ai panificatori, che si fanno carico, ha aggiunto, anche dello smaltimento. Le promozioni nelle fasce orarie serali, ha sottolineato, rappresentano quindi un strumento per ridurre gli sprechi e aumentare gli incassi. Abbiamo accolto l’invito di Lirosi a dare un segnale”, gli fa eco Edvino Jerian, presidente di Federpanificatori, aggiungendo che “c’è stata una sensibilità importante da parte del ministero” per valutare “interventi sui costi dell’energia elettrica”. All’invito di Lirosi hanno aderito anche Confartigianato Panificatori, Cna Alimentare e Confesercenti Assopanificatori.

12 Marzo 2008

Dietro il caro-vita c’è l’impennata dei prezzi delle materie prime

Archiviato in: Cultura, Economía, Italia, elezioni, energia, materie prime — ponzanotizie @ 12:55

di Salvatore Rebecchini

Nei giorni passati si è data molta enfasi all’aumento dei prezzi dei beni alimentari di largo consumo (pane, pasta), imputandoli ai comportamenti collusivi dei fornai o dei pastai italiani. Una tesi questa completamente priva di senso, come ben documentato da Rosamaria Bitetti su L’Occidentale.

Pochi hanno osservato invece che l’aumento del prezzo dei beni finali è sostanzialmente causato dall’incremento dei prezzi delle materie prime alimentari. Questi sono stati spinti al rialzo dalla rapida crescita della domanda di materie prime agricole – cereali, barbabietole, soia – impiegati per la produzione di bio-carburanti, a sua volta stimolata da ingenti sussidi offerti ai produttori dai governi di Stati Uniti, dell’Unione Europea, del Brasile.
Dall’anno 2000 a oggi la domanda di materie prime agricole per usi industriali è aumentata del 25 per cento, mentre quella per usi alimentari o agricoli è salita del 4 – 7 per cento.

Secondo un recente rapporto del Fondo monetario internazionale, se gli Stati Uniti e la UE abolissero i sussidi governativi ai bio-carburanti (crediti fiscali, tariffe alle importazioni ecc.), il prezzo mondiale di grano, granturco e soia sarebbe inferiore ai valori attuali di almeno il 10 per cento (IMF, World Economic Outlook, October 2007).

Per altro a tenere alti i prezzi dei prodotti agricoli concorrono anche le costosissime politiche di sostegno all’agricoltura della UE (la PAC) e degli SU.

Innanzitutto, nei paesi industriali le tariffe all’importazione di prodotti agricoli, provenienti prevalentemente dai paesi in via di sviluppo dotati di ampi spazi di produzione, determinano un livello dei prezzi alla frontiera che risulta superiore del 20 per cento al livello prevalente sul mercato mondiale, secondo le stime dell’OCSE (OECD, Economic Outlook, December 2007). Inoltre, le politiche di sostegno del reddito dei produttori agricoli nei paesi industriali costituiscono la componente quantitativamente più importante del sussidio all’agricoltura.

Queste politiche, che si concretizzano in meccanismi di sostegno del prezzo domestico o di incentivi basati sulle quantità prodotte, hanno il grave effetto di annullare il valore segnaletico dei prezzi che si formano sul mercato libero. Ne consegue che nei paesi industriali i produttori sono disincentivati dall’adeguare le quantità offerte al variare della domanda e viene quindi impedito il benefico effetto calmieratore sui prezzi.

L’aspetto paradossale di tutta questa vicenda è quindi che i cittadini europei subiscono oltre al danno anche la beffa. Non solo pagano le tasse per sussidiare la produzione di bio carburanti (una tecnologia energetica sulla cui efficacia molti nutrono forti dubbi) o le politiche di sostegno ai produttori agricoli, ma vedono anche aumentare il costo dei cereali e delle altre materie prime che si riflette in aumenti del prezzo al dettaglio di pane, pasta, latte.

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