PONZANOTIZIE

11 Marzo 2008

Colpo grosso al ministero

Archiviato in: Cronaca, Informatica e Internet, scuola — ponzanotizie @ 11:38

hacker01g.jpg

ROMA
Deve aver avuto un soprassalto, Giuseppe Fioroni, quando il suo direttore generale gli ha dato la notizia: «Ministro, dal conto corrente postale sono spariti tredici milioni e centomila euro». E adesso che la storia sembra volgere a buon fine, il ministro della Pubblica Isruzione tira un sospiro di sollievo: «La vicenda si è conclusa fortunatamente in maniera positiva grazie al lavoro della Polizia postale e dell’Interpol. Non posso però non sollevare – denuncia il ministro – una questione di fondo: la sicurezza informatica e le barriere di controllo, che evidentemente fanno acqua, dei gestori di questi conti».

Va subito detto che questa è la storia di una truffa telematica. I rapinatori non hanno usato fiamme ossidriche e grimaldelli per portarsi via la cassa, ma «username» e «password». E si tratta di personaggi di tutto rispetto, alcuni di loro sarebbero coinvolti in una inchiesta sul riciclaggio della ‘ndrangheta. Una indagine tuttora in corso che promette sviluppi clamorosi. Quella dell’ammanco al ministero della Pubblica istruzione è una storia a lieto fine, nel senso che il malloppo è stato ritrovato e «congelato» – trovandosi in Egitto – e le indagini sono ancora in corso per identificare e arrestare tutta la banda di truffatori.

Dalle indiscrezioni che filtrano, il malloppo è transitato su un conto corrente intestato a una società di Bologna, naturalmente fittizia, con l’indirizzo che corrisponde a un bar del centro (che esiste effettivamente ma, ovviamente, il suo titolare è del tutto estraneo ai fatti). Da Bologna, sempre viaggiando sull’autostrada telematica, il tesoro ha percorso migliaia di chilometri prima di arrivare a destinazione: il Cairo, Egitto.

Il consigliere Lucio Alberti, capo di gabinetto di viale Trastevere, racconta: «Il 16 gennaio, il funzionario delegato ha eseguito un’ ordinaria operazione di rendicontazione e si è accorto dell’ammanco». Parte immediatamente la denuncia: alla Procura della repubblica, alla Corte dei Conti, alla Polizia Postale. Quel conto corrente on-line è alimentato direttamente dal ministero del Tesoro, ed è stato creato per favorire i pagamenti alle famiglie di studenti di scuole non statali che percepiscono un bonus. Sul quel conto, oggi, sono accreditati soltanto 400 mila euro, in attesa che torni alla base il tesoro sottratto.

Dunque, nel giro di 36 ore, la Polizia postale ricostruisce i movimenti dei 13 milioni e 100 mila euro fino alla loro destinazione finale: la banca «National Bank of Egypt» del Cairo. Il conto corrente è intestato alla società «Egiptyans for Investment and tourism». E allo sportello del Cairo si è presentato un signore, italiano naturalmente, chiedendo di poter prelevare 50 mila euro. Probabilmente per verificare che tutto fosse andato liscio. Solo che, allertata da Interpol, la direzione della banca ha bloccato la consegna dei soldi.

Dalle Poste italiane fanno sapere che la truffa non sarebbe avvenuta via Internet, ipotizzando che qualcuno (con documenti di riconoscimento falsi) si sarebbe presentato alla direzione centrale con una delega a operare sul conto del ministero. Da viale Trastevere, invece, si insiste nel sottolineare le responsabilità delle Poste per «il buco nella rete di protezione dei conti correnti».

Le indagini coordinate dal pm Vincenzo Barba vogliono risalire alle responsabilità (penali) della sparizione della cassa del ministero della Pubblica istruzione. In attesa che attraverso le rogatorie internazionali tornino alla base i 13,1 milioni di euro, si è aperto un contenzioso tra il ministero di viale Trastevere e le Poste italiane.

In un primo momento, le Poste si erano dimostrate possibiliste sull’anticipare i 13,1 milioni di euro in attesa che Il Cairo li restituisca. Poi, però, hanno fatto sapere ai collaboratori del ministro Fioroni che in cambio della ricostituzione delle risorse mancanti avrebbero gradito dal ministero una «liberatoria».

Il problema è questo: la Procura presso la Corte dei Conti potrebbe rivalersi nei confronti delle Poste, ad esempio per l’evidente danno d’immagine. Insomma, vorrebbero ottenere una blindatura per le prevedibili incursioni della giustizia contabile. Viale Trastevere ha controfferto una dichiarazione nella quale si dà atto alle Poste di aver anticipato la somma sottratta. Niente di più. Forse oggi la trattativa tra ministero e Poste potrebbe giungere a una conclusione. Fonte la stampa

Blog su WordPress.com.